Rem IF – Capitolo 6

Capitolo 6: L’ultimo mese di gravidanza

 

Atto 1

 

Il vecchio mago guardò Rem, che venne portata d’urgenza nella clinica. La sua pallida faccia mostrava uno sguardo molto sgradevole.

 

[Dottore: È possibile che le pause tra i dolori siano così corte fin da subito? Cosa sta succedendo?!]

 

[Rem: …Ahia.]

 

Il vecchio mago posò la mano sulla pancia di Rem, mentre lei continuava a respirare con difficoltà, menzionando quanto erano corti gli intervalli di dolore. Fece poi un cenno verso Subaru, che in quel momento stava provando soltanto confusione, e disse:

 

[Dottore: Solitamente, le pause tra le varie fitte di dolore durante la nascita sono lunghe. Di base, sono un segno che il bambino nascerà, ma il ritmo avrebbe dovuto aumentare gradualmente. Le reazioni di tua moglie sono alquanto strane…]

 

[Dottore: …Ehi! Valla a chiamare qua!]

 

Il vecchio mago alzò la sua voce nel bel mezzo della sua spiegazione, e gridò all’aiutante di chiamare l’ostetrica. Uscì poi di fretta la stanza. La tensione iniziava lentamente a riempire l’intera clinica.

 

[Rem: …Subaru…-kun…]

 

[Subaru: Rem! Rem stai bene… No, no che non stai bene. Maledizione, ahhh, maledizione, sarò qui per te.]

 

Subaru si arrabbiò con sé stesso per non essere in grado di dire nulla di utile, e continuava a parlare con Rem tenendole la mano. Rem stringeva a sua volta con una forza tale che Subaru iniziò a sentire dolore. Ma quello che provava Subaru, non era minimamente simile alla quantità di dolore che Rem stava percependo.

 

Subaru seriamente pensò che se farsi frantumare la mano avrebbe potuto confortare Rem in qualche modo, allora poteva farlo senza problemi.

 

[Rem: Io non… non lo farò. È la preziosa mano di mio marito, dopotutto…]

 

Comprendendo le sue intenzioni, come se stesse leggendo il pensiero di suo marito, Rem mostrò un fievole sorriso. Il modo in cui lei stava chiaramente pretendendo di resistere al dolore, fece venire a Subaru un nodo in gola.

 

Perché Rem si stava prendendo cura di lui? Subaru era l’unico che poteva confortarla in quel momento.

 

[Rem: Tia…-sama…]

 

[Subaru: …Rem, non pensare a Tia adesso. Concentrati su te stessa.]

 

[Rem: Non… è quello… Tia-sama lo aveva detto prima, vero? Che il bambino nella mia pancia sta cercando di uscire ora perché… i miei freni inibitori… sono stati rimossi…]

 

[Subaru: Lei… lo aveva detto…]

 

Sentendo Rem dire quello con esitazione, Subaru pensò alle ultime parole che disse Tia poco prima di dirgli addio.

 

La promessa fatta tra Rem e Tia aveva comunque una scadenza: fino a quando il bambino sarebbe nato, Tia non avrebbe fatto nulla a Rem.

 

In realtà, la promessa di Tia era senza scopo e incompresa.

 

[Rem: Quindi, la promessa ora è inutile, e finalmente…il bambino sta finalmente uscendo…]

 

[Subaru: …So che potresti non credermi, ma è soltanto una coincidenza. Questi eventi hanno avuto solamente l’occasione di avvenire esattamente nello stesso momento. Non è nulla di cui preoccuparsi.]

 

Era possibile che questi avvenimenti avessero influenzato sulla loro psiche. Tuttavia, era alquanto improbabile che il tempismo della nascita fosse stato condizionato da ciò. È comunque vero che le acque si ruppero in ritardo rispetto alla previsione data dal mago.

 

Ciononostante, partorire non è una condizione che puoi reprimere soltanto con pura volontà.

 

[Rem: Tutto questo mi riempie di ansia. Perché… Io…]

 

[Subaru: Io? Cosa? Dimmi tutto, adesso. Ascolterò qualsiasi cosa che mi devi dire.]

 

[Rem… Io… ho paura. Ho paura per la nascita… del bambino.]

 

Rem iniziò a lacrimare, e strinse fin troppo saldamente la mano di Subaru.

 

Subaru era sconvolto, rimase senza parole. Rem strinse gli occhi ancora, e continuò a lacrimare.

 

[Rem: Ero così felice che tu fossi lieto della nascita di nostro figlio. Lo ero davvero. Ero veramente felice. Ma adesso provo soltanto paura. Perché…]

 

[Subaru: …]

 

[Rem: Perché… Io… Non sono stata in grado di essere una brava figlia… quando lo ero ai tempi. Ho deluso… i miei genitori… E i miei compaesani… pensavano che fossi… una bambina senza speranze…]

 

Lacrime incontrollabili continuavano a scendere dagli occhi di Rem. Subaru non riusciva neanche a pulirle, dato che era catturato dalla bellezza delle sue scintillanti lacrime.

 

Rem non riuscì ad essere una buona figlia, e questo suo rimpianto riempiva la sua mente di ansia.

 

[Rem: Nonostante tutto ciò, sto per avere un figlio… e sono sempre stata così preoccupata, non riuscivo a non esserlo. Essere una brava figlia… una buona sorella maggiore… Non sono mai riuscita ad essere nessuna di quelle… e per questo continuavo a chiedermi… Posso essere davvero una… madre?]

 

[Subaru: Rem…]

 

[Rem: Non volevo… separarmi da Tia-sama. Pensavo che, se non ci fosse stata una scadenza, avremmo potuto spendere i nostri giorni nel caseggiato per sempre… Ma mi sbagliavo…]

 

Rem scosse la testa in disappunto, e rilevò i pensieri che teneva nascosti.

 

Come se stesse punendo sé stessa per essere stata fin troppo peccaminosa.

 

[Rem: Ho… paura di diventare madre. Ho paura di… incontrarmi faccia a faccia con il bambino. Ho sempre avuto paura per tutto questo tempo. Ho sempre pensato di non poter essere un buon genitore!]

 

[Subaru: …]

 

[Rem: Perché io… ho sempre… deluso tutte le… preziose persone… intorno a me.]

 

Rem respirava affannosamente, e la sua faccia si fece rossa dall’agitazione e dal dolore. Usando la mano che non teneva quella di Subaru, Rem si asciugò la faccia coperta di lacrime, e la coprì con il braccio.

 

Lo straziante sfogo di Rem colpì Subaru, mentre il suo cuore iniziava a soffrire.

 

Fu uno sfogo molto intenso, triste e naturale.

 

[Subaru: …]

 

Subaru ingoiò la sua saliva, e nel scegliere le prossime parole che voleva dire, la sua mente andò in confusione totale.

 

Cosa avrebbe dovuto dire? Non sapeva la risposta. “Scusa per averti fatto preoccupare”?, “Scusa per non essere riuscito a comprendere le tue preoccupazioni”? Criticarla dicendole “Non essere così patetica”?

Nessuna di quelle risposte sembravano corrette.

 

Rem decise di rilevare quello che provava nel suo profondo. Raccontando del suo triste passato, e come in ogni caso aveva sempre deluso gli altri, e veniva odiata di conseguenza.

 

Rem confessò dopo aver deciso di rilevare a Subaru i suoi veri sentimenti.

 

E quindi, dopo quella confessione, cosa pensava lui? Era effettivamente deluso da Rem?

 

[Subaru: Rem.]

 

[Rem: …]

 

Il suo nome venne chiamato per un momento, iniziò a tremare con la faccia ancora coperta. I dolori dovuti dal parto, e probabilmente dalla delusione verso sé stessa, stavano iniziando a tormentare il suo petto. La sua mente era un disastro, non c’era alcun dubbio a riguardo.

 

Subaru era preoccupato su cosa poteva dire in quella situazione.

 

Mentre una mano stringeva quella di Rem, uso l’altra per accarezzarle la testa, e le disse:

 

[Subaru: Capisco come ti senti… Lo capisco davvero.]

 

[Rem: Subaru…-kun…?]

 

Rem alzò lentamente il braccio dalla testa, come se fosse stata sorpresa dalla gentilezza del tono di Subaru.

 

Quanto poteva apparire patetica negli occhi di Subaru?

 

Rem provava le stesse ansie e preoccupazioni di Subaru, come se si stessero specchiando l’un l’altro.

 

[Subaru: Vedi… Io sono nella stessa situazione. No, io ero anche peggio. Non sono mai riuscito ad essere un buon figlio. Non riuscivo neanche… a guardare mio padre… o mia madre in faccia…]

 

[Rem: …]

 

[Subaru: Erano davvero dei bravi genitori. Mio mamma e mio papà erano davvero i migliori genitori del mondo. Si amavano a vicenda, erano buoni con me… dicevano di amarmi…]

 

Subaru iniziò a parlare di sé, come fece Rem, mentre le lacrime iniziavano a scendergli lungo il viso.

 

Ha vissuto con Rem per un anno e mezzo, e fu invocato in quel mondo meno di due anni fa. In tutto quel periodo di tempo, Subaru non raccontò mai a nessuno del suo passato- neanche una singola volta.

 

Si trattavano di memorie che Subaru non avrebbe mai voluto rivelare, perché si trovavano in un posto così magnifico e prezioso, che aveva paura soltanto a toccarle.

 

Subaru ammirava i suoi genitori. Dal profondo del suo cuore, gli dispiaceva che doveva essere il loro figlio.

 

I suoi genitori erano così gentili e rigorosi. Gli davano gioia, tristezza, rabbia, regali… E in tutto ciò quel fallimento di figlio non riusciva a dare nulla in cambio. Era veramente patetico.

 

Come poteva Natsuki Subaru, uno che fu cresciuto da genitori così buoni, che non riusciva comunque ad essere un buon figlio, diventare padre? Questo era ciò che temeva per tutto questo tempo…

 

[Subaru: Ma, io non posso dimostrare di essere un buon padre. Io… ti ho portato con me. Sono io quello che ha portato te con me. Volevo darti tutto quello che potevo per renderti felice. Mi dicevo continuamente che dovevo farlo…]

 

Quello fu il motivo per cui nascose la sua ansia e aspettava desideroso l’avvento di quel giorno. Lavorava duramente, era devoto nel supportare Rem, e fece il possibile per essere un buon marito.

 

Credeva che se fosse stato ciò, in futuro sarebbe riuscito ad essere anche un buon padre.

 

[Subaru: Ma, non fu così semplice. Naturalmente non lo fu. Sarò il padre di qualcuno, sai. Non posso dare risposte credibili semplicemente pensando con la logica. Quindi, sono ancora…]

 

All’improvviso, Subaru gridò, sfogandosi. Come se si stesse pentendo di non aver compreso l’ansia di Rem.

 

Entrambi sapevano che nessuno dei due era perfetto. Ed erano spaventati nel chiedersi se fossero stati in grado di coprire le loro responsabilità da genitori per il bambino che stava arrivando.

 

Erano spaventati. Molto spaventati. Ed erano addirittura terrorizzati di confessare le loro paure, ma…

 

[Rem: Subaru…-kun… Te ne stai pentendo?]

 

Dopo aver ascoltato la sua confessione, Rem ruppe il silenzio facendo questa domanda a Subaru. Impulsivamente, lui sollevò la testa, e guardò dritto negli occhi di Rem che si trovavano davanti a lui.

 

I suoi occhi azzurri continuavano mostravano emozioni che variavano dalla disperazione al dolore. Dentro alla sua pancia, c’era il loro figlio. I dolori causati dal parto erano già iniziati, e la nascita era proprio dietro l’angolo.

Con l’avvenimento di tutto ciò, lei riuscì a confessarsi.

 

Ma Subaru voleva davvero la nascita di questo bambino?

 

[Subaru: …]

 

Subaru sapeva che gli occhi di Rem gli stavano chiedendo questo, e si sfregò fortemente gli occhi.

 

Non era chiaro abbastanza. Subaru arrivò fino a quel punto rimpiangendo la sua mancanza di chiarezza, rimpiangendo la sua scarsità d’azione, correndo via dai problemi che gli si ponevano innanzi e scegliendo invece il percorso più confortevole- quello meno doloroso.

 

Arrivò così lontano correndo via dai suoi genitori, correndo via dalla realtà, correndo via dall’essere inizializzato in quel mondo, dalle promesse fatte, da quelli che erano preziosi a lui, e dalla paura di perdere ciò che voleva.

 

Corse, corse e corse così lontano. Tutto questo, soltanto per perdere tutto?

 

[Subaru: Non è… così. Rem, non lo rimpiango. Io… io sono stato salvato.]

 

[Rem: Subaru-kun…]

 

[Subaru: Io sono sempre scappato via. Ho gettato tutto e sono scappato con te… Ma, quando ho sentito che avremmo avuto un bambino, ero felice, ed è stato in quel momento che fui salvato. Anche dopo aver corso e corso con le mie spalle girate, c’era qualcosa che potevo avere. E quello era… nostro figlio.]

 

Era preoccupato. Non poteva mentire. Subaru, essendo uno che non poteva guardare in faccia ai suoi genitori, ha sempre avuto paura di diventare padre. Ancora possedeva questa paura. Questa non scomparve, e probabilmente non l’avrebbe mai fatto.

 

Ma, allo stesso tempo, Subaru conosceva qualcosa. Conosceva l’amore dei migliori genitori modello dell’intero mondo.

 

[Subaru: Sono stato, un figlio terribile. Non riuscivo ad essere un buon bambino. Ma, io ho avuto i migliori genitori di questo mondo, e io ero a mia volta il peggior figlio del mondo. Quindi, non importa ciò che può succedere, amerò nostro figlio.]

 

[Rem: …]

 

Dopo che Subaru dichiarò ciò con un sorriso, Rem rimase senza parole. I suoi occhi pieni di lacrime si aprirono, la sua faccia si fece ancora più rossa, e la sua espressione facciale cambiò leggermente.

 

Le sue incessanti lacrime si trasformarono in una singola lacrima, e mostrando un fievole sorriso, Rem disse:

 

[Rem: …Sei fanatico quanto un Demone.]

 

Con lo stesso sorriso di quel momento, disse quella frase terribilmente nostalgica per Subaru.

 

Subaru riuscì ad annuire in risposta a quel sorriso con la stessa spensieratezza che provava quel giorno?

 

Poi arrivò…

 

[Dottore: …L’ostetrica è qui. La preparazione per la nascita stanno per iniziare. Esca. Vada a pregare.]

 

Il vecchio mago tornò dall’ambulatorio con una donna di mezz’età. Subaru pensò che il tempismo era fin troppo perfetto, ma il vecchio mago teneva il suo solito aspetto amareggiato, e non poteva dire quello che pensava.

 

Comunque, era ora. Subaru guardò Rem, e prese un’altra volta la sua mano e le disse:

 

[Subaru: Rem, tutti questi sentimenti che ho espresso sono la verità. Per favore, credimi.]

 

[Rem: …Crederò… sempre… Subaru-kun.]

 

[Subaru: Ahh, hai ragione.]

 

L’aiutante entrò frettolosamente portando tutti gli strumenti necessari nella stanza. L’ostetrica iniziò a dare istruzioni su cosa fare con loro, e il vecchio mago fece un cenno col mento verso Subaru tenendo uno sguardo rigido. Gli stava ordinando di uscire.

 

[Subaru: Non posso rimanere per la sua nascita?]

 

[Dottore: Pensi davvero che la presenza di un uomo qua possa essere d’aiuto? Tutte le persone che ho chiamato qua sono donne, inclusa l’ostetrica e l’aiutante. Sono qua soltanto in caso, ma in questa situazione persino io sono soltanto un prestanome.]

 

Il vecchio mago sbuffò per dargli l’indizio che non aveva bisogno di fare nulla. Sentiva come se il suo costante atteggiamento schietto gli stesse dicendo che stava provando ad essere più utile di quanto lo fosse in realtà.

 

[Subaru: Dottore, per favore si prenda cura di Rem.]

 

[Dottore: Dillo all’ostetrica.]

 

Fu salutato superficialmente, mostrandogli un sorriso ironico. Dopo ciò, fu il momento di lasciare la mano di Rem, mentre Subaru disse:

 

[Subaru: Rem, aspetterò… Mia moglie e mio figlio sono nelle tue mani.]

 

[Rem: Sì, la tua Rem ha tutto sotto controllo, Subaru-kun… Riguardo Tia-sama…]

 

[Subaru: Lo so.]

 

Sentendo le parole che aggiunse sorridendo, Subaru annuì indicando che non doveva continuare. Rem comprese, e dopo aver chiuso gli occhi con approvazione, iniziò a respirare affannosamente.

 

Stava per iniziare una lotta che soltanto Rem poteva affrontare.

 

[???: Esci!]

 

L’ostetrica gridò verso di lui, e Subaru fu costretto ad uscire dalla clinica. Mentre stava per uscire dalla stanza, udì le grida di dolore di Rem. La sua lunga, lunga lotta stava iniziando.

 

Subaru avrebbe voluto guardare la sua lotta dall’esterno della clinica, ma…

 

[Halibel: …Su-san.]

 

Proprio mentre Subaru si inoltrava nel corridoio, Halibel comparve davanti a lui. Stava pianificando qualcosa dopo aver informato alla clinica che Rem stava partorendo. Era anche l’unica persona che comprendeva la situazione completa oltre a Subaru e Rem.

 

[Halibel: Come sta Rem-chan?]

 

[Subaru: È nel periodo in cui il parto inizia per davvero. Hanno detto che gli uomini sono di mezzo e mi hanno cacciato via… Sono veramente inutile in una situazione come questa.]

[Halibel: Questo include anche me. È il lavoro di Rem e Rem soltanto. Inoltre, abbiamo le nostre cose da fare… Su-san, lo sai anche te, vero?]

 

Subaru mostrò un sorriso ironico, e disse “Certo” per rassicurare Halibel, che abbassò il tono della sua voce.

 

Con l’espressione che Halibel aveva, e soprattutto, con ciò che successe prima, poteva immaginare di cosa stesse parlando.

 

[Subaru: La persona che rubò il potere di Tia sta arrivando in città per uccidermi. Riguardo a Tia…?]

 

[Halibel: Guarda qua.]

 

Per rispondere alla domanda di Subaru, Halibel tirò fuori qualcosa dalla manica del suo kimono. All’inizio, l’oggetto cucito con fili neri sembrava qualcosa che uno indossa intorno al braccio… ma poi, ebbe un’illuminazione.

 

[Subaru: Il braccialetto della fortuna. È qualcosa che tu diedi a Tia…]

 

[Halibel: I braccialetti della fortuna sono oggetti magici per via della loro treccia nera. Salterò i dettagli su come è fatta, ma due di questi creano un unico oggetto magico, e se qualcosa succedesse al suo proprietario…]

 

Mentre Halibel parlava, iniziò a tirare le trecce nere, che si spezzarono.

 

[Subaru: questo significa che Tia…]

 

[Halibel: Ha perso una lotta che ha scelto lei stessa. Sapeva che aveva ben poche possibilità di vincere. Lo capì mentre era sul punto di farmi finire a me il lavoro. Che ragazza ridicola.]

 

Halibel mise le trecce spezzate nelle sue tasche e rise di gusto, mostrando le sue zanne. In qualche modo sembrava triste, probabilmente perché stava in lutto nella sua singolare maniera.

 

Tirò poi fuori il suo kiseru, e lo appoggiò in bocca, accendendolo.

 

[Halibel: Mi prenderò cura della richiesta di Tia-chan. Su-san…]

 

[Subaru: Lo so.]

 

Subaru interruppe Halibel e rispose. Proprio come fece con Rem.

 

Gli occhi di Subaru si illuminarono con prontezza e determinazione, e disse:

 

[Subaru: …Non si scappa più via.]

 

Atto 2

 

[Halibel: Riguardo a quella ragazza… chiamiamola “il nemico”. Era fuori città. Io ho avuto più o meno l’intenzione di tentare un colpo su di lei, ma non è stata una buona idea. Farlo senza pensarci due volte porterebbe soltanto altra morte.]

 

Halibel espresse la sua opinione mentre accendeva il suo kiseru. Detto ciò, Subaru scosse la testa con uno sguardo alquanto confuso, e la inclinò leggermente quando sentì dire da Halibel: “…Un colpo…”

 

[Subaru: Per “un colpo, intendi che vi siete ritrovati in una lotta? Avete lottato?]

 

[Halibel: Se l’avessi fatto, non penseresti che mi sarei ferito? Per “io”, intendevo la mia squadra. O a parole tue, ho usato una squadra di Shinobi.]

 

[Subaru: Quindi gli Shinobi esistono per davvero! Sei davvero un leader! Dicevi che non esistevano!]

 

[Halibel: Uno Shinobi non può rivelare i suoi segreti, sai? Non c’è nulla di male in ciò, o sbaglio?]

 

Halibel disse a Subaru, che ancora non voleva lasciare di mano la questione, di calmarsi posando una mano sulla sua fronte.

 

In quella situazione non c’era tempo per chiedere informazioni dettagliate riguardo ai villaggi shinobi segreti a Karagari. Ciò che importava, erano il piano e le informazioni che Halibel era riuscito a raccogliere…

 

[Halibel: Assomiglia molto a Tia-chan, ma la sua carnagione è molto scura. Possiamo fermarla attaccandola con una manciata di tattiche di stallo, ma non funzionerà nel lungo periodo. Cosa dovremmo fare?]

 

[Subaru: Il metodo più semplice sarebbe quello di confinarti al di fuori del villaggio e poi raggiungere il nostro obiettivo.]

 

Halibel alzò un dito e presentò il più semplice ed affidabile piano possibile. Tuttavia, prima che Subaru potesse dire qualcosa, Halibel piegò il dito mentre lo teneva alzato mentre diceva:

 

[Halibel: Ma, non è un’opzione. Non vorrei perdere un amico, e starei malissimo se lasciassi che il marito di Rem-chan muoia e suo figlio rimanesse senza un padre. Inoltre, va contro la mia promessa con Tia-chan.]

 

[Subaru: Hai sicuramente un saldo senso del dovere. Per un playboy, intendo.]

 

[Halibel: Non puoi giocare senza regole. Quindi, un “playboy eterno” deve comunque rimanere fedele alle regole del gioco.]

 

Halibel rispose allo scherzo di Subaru con uno suo, facendo le spallucce.

Quel gesto fece sorridere Subaru, che si schiaffeggiò una guancia, sollevato dal fatto che non doveva preoccuparsi di essere sacrificato, per ora.

 

[Subaru: Discutiamo ancora un po’… Cosa ne sai di Zarestia?]

 

[Halibel: Ti ho detto gran parte di ciò alla casa. Diceva di essere uno dei quattro grandi spiriti, uno spirito assassino, un “fantasma violento”, “lo shinigami più bello”, e dormiva sempre nel suo nido situato ad ovest di Kararagi. A volte accoltella chiunque si ritrovi nel suo letto… Inoltre, potrebbe avere una vecchia canzone.]

 

[Subaru: Una vecchia… canzone?]

 

Quando sollevò un sopracciglio alla inaspettata parola, Halibel confermò il suo dubbio, facendo un profondo cenno con la testa.

 

[Halibel: Non so i dettagli, ma quelli che li sanno la riconosceranno. Se ricordo bene, era tipo… una specie di leggenda.]

 

[Subaru: La canzone del vento? La leggenda del vento?]

 

[Halibel: Oh sì, quella. Su-san, sono sorpreso che tu la conosca. Nonostante tu non sia neanche un abitante di Kararagi.]

 

[Subaru: Beh, è normale che la conosco. Con che tipo di persone pensi sia circondato ogni giorno al lavoro?]

 

Subaru rispose ad Halibel, che venne sorpreso. Dentro di sé era grato- grato per la curiosità invadente delle donne con cui lavorava al palazzo Magoji. Quelle donne erano quelle che insegnarono a Subaru, presto a diventare padre, lavori casalinghi e babysitting. Tra le cose che imparò, una di queste fu la leggenda del vento.

 

Questa cantava la storia di coraggiosi eroi che riuscirono a sconfiggere una grossa bestia durante tempi antichi.

 

[Subaru: …Hal-san, hai menzionato tattiche di stallo, giusto? Per quanto tempo possiamo tenerla ferma?]

 

[Halibel: …Usando sacrifici, mezza giornata. Senza sacrifici, sei ore.]

 

Halibel rispose esitando per un attimo, guardando Subaru negli occhi, e vide in essi una forte determinazione.

 

Pensava alla leggenda del vento, a tutti i suoi nemici, a Tia, e la mente trovò poi un’idea.

 

Aveva bisogno di tempo, soldi e aiuto.

 

E inoltre c’era…

 

[Subaru: …Dovrò girare a testa bassa, pronto a ripagare favori per il resto della mia vita!]

 

Atto 3

 

Agitando la mano, scatenò il vento. Una folata letale che tagliava qualsiasi cosa trovasse lungo il cammino, e riduceva in polvere tutto ciò che toccava.

 

[???: …Muori.]

 

Un ordine conciso, seguito da una veloce esecuzione. In meno di un secondo, l’attacco divorò il cielo.

 

Un lampo lo attraversò, e gli shuriken vennero respinti dal vento. Costanti attacchi continuavano a rallentarla, attaccandola da ogni direzione, senza sosta. Era uno scenario disperato. Non importava quanti attacchi subiva, il vento evocato da lei continuava a respingere gli attacchi.

 

[???: …Muori.]

 

Attaccava i suoi nemici che lanciavano shuriken al vento. Gli effetti erano incerti. Il vento aveva comunque un difetto: le raffiche si trasformavano in zanne, e svanivano dopo aver creato un’apertura. Doveva vedere i risultati delle sue azioni con i suoi stessi occhi.

 

Tuttavia, era notte. I nemici che la circondavano erano elusivi, e possedevano una capacità innata nel muoversi nell’oscurità di essa.

 

[???: …Muori.]

 

Era impossibile capire se queste raffiche di vento riuscivano a catturare queste ombre oscure. Anche se questi misteriosi attaccanti venivano colpiti, non emanavano neanche grida di dolore, e morivano silenziosamente. Erano nemici terrificanti in qualsiasi campo.

 

[???: Uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere…]

 

Percepisco una voce nella mia testa… Lo so…. Provo la stessa cosa. Voglio uccidere tutto.

 

Ma prima di ciò, devo uccidere qualcuno. C’è un nemico che va punito. Avverto la sua presenza con il mio olfatto. So dove sono, ma queste ombre continuano a mettersi in mezzo.

 

[???: …]

 

Improvvisamente, nella sua visione composta da puro odio, vide le ombre muoversi insieme. Spalancò gli occhi, chiedendosi cosa stesse succedendo, e poi, tutte le presenze che la circondavano iniziarono una ad una a scomparire, come se il vento le avesse fatte disperdere.

Si ritirarono, senza alcun preavviso. La sua situazione non cambiò. Iniziò a pensare a cosa fosse appena successo, e a cosa stessero facendo. Il suo istinto diceva di prendere d’iniziativa questa fortunata occasione per seguire l’odore della strega.

Tuttavia, se questa fosse stata una trappola o il piano di qualcuno, seguirlo sarebbe stata una scelta poco saggia.

 

Che cosa stai pensando? Hai la possibilità di disperderli ora.

 

Nella sua testa giravano conclusioni contrastanti.

 

Voglio ucciderli. Ma devo farlo discretamente.

 

Mentre continuava a combattere, decise di abbassare la guardia…

 

[???: …]

 

Subito dopo, venne investita da un odore forte e nauseante.

 

I suoi occhi si spalancarono, e il suo naso reagì. Senza dubbio, questo fetore trasportato dal vento, che odorò involontariamente, era un odore malvagio: l’odore della strega, un esalazione malsana che andava punita…

 

L’odore iniziava a farsi sempre più forte, i suoi sensi e istinti continuavano ad aver la meglio su di lei, che iniziò a calpestare violentemente il terreno sotto i suoi piedi.

 

[???: Uccidi! Uccidi! Uccidi! Uccidi! Uccidi! Uccidi!]

 

[???: …Muori! Muori! Muori! Muori! Muori! Muori!]

 

L’istinto prevalse su di lei. Che iniziò ad inseguire la fonte dell’odore. Scese in città, correndo sopra i tetti delle case, rompendo le tegole che le componevano, continuando a seguire quell’intenso odore, fino a quando-

 

[Subaru: …Riguardo alla tua faccia…]

 

Atterrò sulle gambe, e guardò in alto. Davanti a lei, c’era un uomo vestito d’una veste blu. Emanava un odore penetrante che confondeva totalmente il suo olfatto e disgustava il suo naso e la sua mente.

 

La faccia dell’uomo non era nuova. La sua espressione, prima impaurita e tremante, ora mostrava un ghigno provocativo.

 

E poi…

 

[Subaru: Sei più carina quando sorridi. Quasi quanto mia moglie e mio figlio.]

 

[???: …Muori!!]

 

Fu accolta con un sorriso maligno, la sua sete di sangue la motivò ad attaccare. Il vento soffiò direttamente contro l’uomo che stava in piedi davanti a lei, e cancellò la sua esistenza dal mondo, insieme al suo odore… o almeno, così avrebbe dovuto.

 

[Halibel: Sfortunatamente per te, non te lo lascerò fare.]

 

[???: …]

 

Dicendo questo, tutte le raffiche di vento vennero dissipate. Shuriken spuntarono dal buio della notte, annullando gli attacchi della ragazza. Il vento iniziò ad innalzarsi dove il nemico non era, e l’uomo allargò le braccia, incolume. Come se volesse indicare che era lui l’artefice di quell’avvenimento.

 

“Inaccettabile.”

 

Invocò quindi un vento ancora più forte di quello precedente, cedendo al controllo che la sete di sangue le stava imponendo, e colpì con tutta la sua potenza.

 

L’attacco provocò un’esplosione. La forza di essa incavò il terreno, creando un cratere concentrico. Nonostante ciò, né l’uomo né il semi-umano che interferì vennero coinvolti nell’esplosione.

 

Guardò poi in alto, e saltò sul tetto dell’edificio vicino a lei. Su questo tetto c’era l’uomo che cercava. Questo stava venendo portato sulle spalle da un semi-umano, che stava cercando di scappare via.

 

“…Non ti lascerò scappare. Come se te lo facessi fare… Voglio ucciderti… Voglio ucciderti.”

 

[???: …Muori!]

 

Iniziò a seguire il tanfo insieme al semi-umano che stava scappando, mentre la notte iniziava lentamente a fare spazio all’alba. L’inseguimento continuò poi sulle strade, saltando e correndo lungo di esse. Iniziò ad attaccare ferocemente usando il potere del vento, creando raffiche e cavalcandole, fino a quando…

 

[???: …!]

 

Dentro le sue raffiche, si unì un altro odore oltre al tanfo già presente, e il suo corpo ebbe una forte reazione ad esso. Percepì l’odore di una persona, una persona molto forte. Percepì poi la presenza di più persone. Iniziò a intravedere un’occasione. Il semi-umano e l’umano erano entrati lì dentro.

 

Esitò nell’entrarci. Ma l’uomo che seguiva era lì dentro. La vendetta l’aspettava…

 

[Subaru: Posso ritornare dalla mo…]

 

[???: …!!]

 

Subito dopo quella esclamazione incomprensibile, i suoi istinti divennero ancora più prevalenti in lei a causa del tanfo che si era fatto ancora più intenso. La sua cautela fu totalmente gettata al vento insieme alla sua ragione. Saltò verso il cielo, e vide il semi-demone correre lungo un giardino.

 

Mirò quindi a lui e all’uomo che stava portando sulle sue spalle, e colpì sfruttando il vento, con un attacco multidirezionale e inevitabile.

 

[Halibel: Perdonami, Su-san!]

 

Percependo l’attacco farsi sempre più vicino, il semi-umano esclamò qualcosa prima di rimanere intrappolato da esso. Prese l’uomo che portava sulle spalle, e lo lanciò via con tutta la forza che poteva. Il corpo di esso riuscì ad attraversare un’apertura tra le raffiche di vento, e riuscì a sfuggire al suo letale raggio d’azione. Una mossa azzardata, ma necessaria. Il semi-umano rimase indietro, in completa balia degli attacchi, senza alcuna via di fuga.

 

[???: …Muori!]

 

Il vento tagliò senza alcuna pietà il semi-umano, che incrociò le dita poco prima di andare incontro al suo destino. L’attacco uccise la sua vittima.

 

La ragazza iniziò a percepire una profonda gioia nell’ucciderlo, ma nel frattempo, si ricordò che non era ancora finita.

 

L’uomo era stato lanciato verso il cielo. Lei saltò verso di lui, spalancando le braccia.

 

“Strapperò il suo corpo, braccio per braccio. Prenderò i suoi resti, e li porterò a lei. Insegnerò una lezione a quella donna che diede un figlio a quel nemico peccaminoso…”

 

“…Questa è vendetta. Questa è retribuzione. Questa è espiazione per il loro sangue…”

 

“…Questa è la vendetta per aver la felicità che non sono mai riuscita ad ottenere!”

 

[???: …]

 

[Subaru: Ora!!]

 

Proprio mentre il suo odio e la sua gioia incontravano un punto comune, proprio mentre era pronta ad infliggere il colpo finale, la fonte del tanfo gridò.

 

[Subaru: Pronti… Avanti!]

 

Subito dopo, percepì qualcosa venire incontro a lei da ogni direzione. Vide con la coda dell’occhio quello che sembrava una specie di telo venir tirato verso di lei.

 

[???: …]

 

“Pensa. Il tanfo è proprio accanto a me. Posso raggiungerlo ed ucciderlo. Ma se prioritizzo ciò, quel telo mi raggiungerà. Posso ancora sfuggire da quello. Posso evocare il vento e rovinare il piano del nemico.

 

[???: …]

 

“Proprio così. Non andare in panico. Fa ciò che è sicuro fare. Non cadere dritta nel piano del nemico…

 

[???: Uccidi, uccidi, uccidi, uccidi, uccidi, uccidi…]

 

“Tieni controllata la sete di sangue che continua ad echeggiare in testa, e riuscirai ad uscire da questa situazione.”

 

“Ascoltami, soltanto questa volta. Se lo fai, potrai soddisfare la tua sete di-“

 

[???: …Voglio uccidere. Ma non ci riesco.]

 

[???: …?!]

 

[???: Perché non voglio che Rem mi odi.]

 

Qualcosa dentro di lei rispose con la stessa voce che prima le stava ordinando di uccidere.

 

La sue mani e le sue braccia si immobilizzarono. Non poteva più muoversi. Non poteva più correre ed uccidere.

 

[???: …Muori!!]

 

[???: …Ahh, non riesco ad averne abbastanza di questa voce.]

 

Nello stesso momento in cui quella crudele voce ordinò di uccidere, il suo corpo venne colpito da qualcosa che non fu in grado di schivare. Era un telo bagnato, che si era avvolto intorno a lei. Non lo stava attaccando, ma la teneva intrappolata dentro di sé.

 

“Questa non è acqua… nonostante sia bagnata. Qualsiasi cosa sia, ha un odore molto forte.”

 

[???: …!!!!]

 

Iniziò a gridare come se il suo cranio stesse venendo schiacciato. Cercò di resistere, ma la sua mente cadde nel caos. L’entità che sarebbe dovuta rimanere rinchiusa in lei impazzì; non ce la faceva più, e stava provando a scappare da lei.

 

[???: …]

 

La sua testa stava girando. Il suo cranio stava venendo fatto a pezzi dall’interno. Era uno strano dolore, al di là della sua immaginazione. Non aveva mai percepito questo tipo di dolore. Non aveva mai percepito questo tipo di sofferenza.

 

“No, no, no, no… Non voglio morire.”

Il potere che componeva il suo corpo svanì. Perse la figura sulla quale basava il suo corpo- la figura che si era creata per dimostrare il suo potere, si sciolse da lei come ghiaccio sul fuoco.

 

Il suo corpo si rimpicciolì, il colore dei suoi capelli cambiò. Dal possedere un’inumana bellezza, tornò al suo aspetto originale da squallida ragazza di villaggio. Passò dal possedere un potere pressoché illimitato, a diventare un semplice Oni incompleto.

 

E così, perse il potere che le serviva per aver la sua vendetta, venne abbandonata dalla sua sete di sangue, e…

 

[???: Io…]

 

[Halibel: …Mi dispiace. Mi dispiace.]

 

Sentì la voce del semi-umano che credeva avesse ucciso in precedenza. Si rimosse il telo di dosso, e vide delle ombre oscure saltare verso di lei.

 

Una piccola lama pugnalò il centro del suo petto.

 

…Quella fu la sua fine.

Atto 4

 

Nel giardino del palazzo, una ragazza stava collassata per terra.

 

I suoi capelli castano chiaro erano raccolti in due trecce. La sua faccia era ordinaria, ma affascinante. Tuttavia, questa era così pallida che sembrava sarebbe potuta svenire da un momento all’altro, rischiando di rovinarla. Inoltre, aveva delle orribili borse sotto gli occhi.

 

[Halibel: Le sue ferite sono fatali, ed è stata colpita da una maledizione che le impedisce di uscirne. Per lei è finita…]

 

Affianco a Subaru, Halibel stava osservando la ragazza, mezzo nudo e senza il suo kimono addosso. Sentendo la sua affermazione, Subaru aggrottò la fronte e inclinando la testa chiese: “Una maledizione?”

 

[Halibel: Te l’avevo già detto, non è vero? Sono un esperto della magia… Uccidere con maledizioni è la mia carta vincente. Certe cose come la mia pelliccia e zanne sono infuse nel kunai che possiedo, così se questo viene rubato, lancerà una maledizione sul ladro.]

 

[Subaru: Ma che cosa…? Ciò è veramente pericoloso. Sei veramente sicuro che puoi rivelarmi queste cose?]

 

[Halibel: È tutto ok, fidati. Se esponi la maledizione ad una persona, questa scomparirà completamente.]

 

[Subaru: Questo è sicuro una metodologia molto inusuale.]

 

Halibel sembrava indifferente, ma Subaru non poteva nascondere i brividi lungo la schiena che gli scesero una volta aver scoperto il suo modo di uccidere.

 

Si dice che la stregoneria sia una ramificazione della magia in quel mondo. Dato che quell’arte si specializza nelle tecniche usate per togliere la vita a qualcuno, esiste una regola generale che obbliga a chiunque la utilizzi a toccare il suo oppositore per lanciare la maledizione. Anche Subaru ebbe un’esperienza con essa in passato. Per via di questa regola, la stregoneria è una tecnica molto difficile da utilizzare, ma Halibel risolse questo dilemma mescolando parti di sé stesso con la sua arma.

 

[Halibel: Nella prima notte che ci scontrammo, il kunai la pugnalò. L’attacco ebbe effetto dato che venne rallentata da esso. Nonostante sfrutti il potere di un grande spirito, non puoi fermare il funzionamento della maledizione.]

 

[Subaru: Quindi lei venne da me prima di morire?]

 

[Halibel: Potrebbe essere il motivo che spiega perché ha fatto tutto di fretta. Onestamente, neanche io so esattamente il perché.]

 

Facendo le spallucce, Halibel prese il suo kiseru dalla tasca e lo mise in bocca. Sembrava non aver alcuna intenzione di essere coinvolto in qualsiasi cosa stesse succedendo, in quel momento era sia rigido che gentile.

 

Subaru fece un respiro profondo, e guardò negli occhi la ragazza ormai in punto di morte.

 

[???: …]

 

Lentamente, i suoi occhi si aprirono, come se potesse percepire la sua presenza. Erano occhi azzurri, che fecero provare a Subaru una colpa superflua.

 

[Subaru: È stato… È stato un errore da parte tua venirmi a cercare. Non ho niente a che fare con il culto della strega. Ma… posso capire perché non riuscivi a fermarti.]

 

[???: …]

 

[Subaru: Non ti chiederò di perdonarmi. Mi piacerebbe, ma sarebbe comunque inutile chiederlo. Non ti dirò di non odiarmi, quindi sentiti libera di farlo. Ma… vorrei che tu odiassi soltanto me.]

 

Subaru non voleva che lei odiasse suo figlio sul punto di nascere, e naturalmente, neanche Rem. Quel discorso valeva pure per Halibel e tutte le persone che lo aiutarono.

 

In tutto questo, fu Natsuki Subaru che progettò di ucciderla, creando un piano ed eseguendolo.

 

Era Natsuki Subaru che desiderava ucciderla; era lui che la riempì d’odio fino alla fine.

 

[Subaru: Il mio nome è Natsuki Subaru. Questo è il nome dell’uomo che ti ha ucciso.]

 

[???: …]

 

[Subaru: Mi dispiace. Mi dispiace veramente tanto. Anche se ti ho detto che non avresti dovuto perdonarmi… Mi dispiace per essermi scusato.]

 

Idealmente, Subaru non avrebbe ascoltato alcuna lamentela, quella ragazza morente sarebbe stata lasciata senza alcun rimpianto, mentre lui l’avrebbe uccisa.

 

La Morte faceva paura. La Morte non era salvezza, Subaru questo lo sapeva bene.

 

Conosceva la Morte meglio di chiunque altro in quel mondo, provò quindi un enorme dispiacere verso quella ragazza.

 

[Subaru: Sto per avere un figlio, e Rem sta facendo del suo meglio. Diventerò padre. Quindi non posso morire, mi dispiace. Questo è perché ho dovuto ucciderti.]

 

Quelle non erano altro che scuse egoiste. E se i loro ideali andavano in conflitto al punto da cercare di uccidersi l’un l’altro, allora non ci sarebbe stato tempo per provare a comprendersi.

 

Le parole di Subaru non l’avrebbero confortata o illuminata.

 

In risposta alle sue parole, la ragazza placò il suo respiro affannoso, e disse…

 

[???: Io…]

 

[Subaru: …]

 

[???: Io… odio… quella… ragazza.]

 

La ragazza disse ciò con una voce ricca d’odio, mentre continuava a sputare sangue- come se stesse guardando il paradiso dall’inferno.

 

Subaru capì subito che stava parlando di Rem. La sua realizzazione rese la situazione inconsistente. Avrebbe dovuto seguire l’odore della strega. È per questo motivo che Subaru venne utilizzato come esca. Tutto il suo odio sarebbe dovuto essere diretto verso di lui.

 

[???: Quella ragazza… Ha tutto… ciò che voglio… Io voglio… Tutto….]

 

[Subaru: Quello è…]

 

[???: Stavo andando… con lui… e nonostante ciò… io…]

 

Lacrime iniziarono a scendere dagli occhi della ragazza. Non stavano più guardando né il mondo circostante, né Subaru.

 

Stavano guardando da tutt’altra parte- stava guardando ad una scena di pura felicità che tanto desiderava, tanto da avergli spezzato il cuore e averla portata verso un percorso di vendetta.

 

Era una felicità che avrebbe dovuto avere pure lei. Ma le fu portata via. Ha provato a vendicarsi, ma ora era sul punto di morire.

 

Lei rimase aggrappata fino alla fine al suo odio e gelosia verso Rem, anche se arrivò a vivere una vita diversa da quella che voleva. Probabilmente una vita dettata dall’invidia.

 

[Subaru: Come ti chiami?]

 

[???: …]

 

[Subaru: Qual’è… il tuo nome?]

 

Chiese ciò accovacciandosi verso di lei e avvicinando il suo sguardo. Halibel provò ad allontanarlo, ma Subaru respinse con la mano l’aiuto offerto. Quella ragazza non aveva più alcuna energia per fare qualcosa a Subaru.

 

Ascoltò le ultime parole che uscirono dalla bocca della ragazza morente.

 

[???: …eize.]

 

[Subaru: Reize.]

 

Subaru comprese il nome che fu detto con molta fretta, e lo ripeté. Non aveva tempo per confermare se questo nome fosse corretto.

 

[???: …]

 

Gli occhi della ragazza si spensero. La ragazza che invidiava Rem maledì il suo fato, e esalò l’ultimo respiro.

 

Vide tutto ciò con i suoi stessi occhi. Era Natsuki Subaru che uccise la ragazza.

 

Non sarebbe mai dimenticato il suo nome. Subaru non avrebbe mai dimenticato il fatto che quella ragazza, Reize, un tempo viveva. L’ha sacrificata per proteggere sé stesso, la sua famiglia e la sua vita.

 

Non avrebbe mai detto a nessuno ciò che quella ragazza desiderava veramente. Subaru, e l’odio che quella ragazza provava verso di lui, sarebbero stati segreti che si sarebbe portato nella tomba.

 

Cosicché né Rem né suo figlio avrebbero scoperto di ciò.

 

[Subaru: …È finita.]

 

[Halibel: Sì. Non è finita in una maniera soddisfacente, però.]

 

Subaru sospirò, mentre Halibel rispose esalando del fumo dalla bocca. Dato che aiutò in qualsiasi aspetto del piano, Subaru lo ringraziò, inchinandosi davanti a lui.

 

[Subaru: Grazie per eseguire il mio egoista e incerto piano. Lo apprezzo molto.]

 

[Halibel: Sono stato io ad eseguire il colpo finale. L’abbiamo presa come pianificato, quindi non ho niente da dire. La Sostituzione che non uso da un po’ ha funzionato. Alla fine, è andata piuttosto bene.

 

Dopo aver fatto scappare Subaru dall’attacco multidirezionale, Halibel usò la Sostituzione, rimpiazzando il suo corpo con un ceppo.

 

[Subaru: Quello ha sicuramente mostrato quanto sono minuziosi i ninja…]

 

Halibel non fu l’unico ad aiutare nel piano. Si fece aiutare da tanti altri.

 

Guardandosi intorno, notò che si trovavano nel palazzo Magoji. la trappola era stata preparata sfruttando il giardino del palazzo, per garantire lo spazio necessario.

Non fu l’unica cosa che sfruttò, utilizzò anche i soldi e le conoscenze a sua disposizione.

 

A darne dimostrazione di ciò fu Riften Magoji, che dalla veranda del suo palazzo stava osservando, toccandosi i baffi. Si inchinò poi verso Subaru, e disse:

 

[Riften: Sono grato che tutto sia andato secondo i piani.]

 

[Subaru: Mi scuso sinceramente per tutti i problemi che ho causato, maestro…]

 

[Riften: La “scuola di cultura” è soltanto appena iniziata. Devi ancora guidare tutte queste donne con le tue abilità femminili. È un investimento essenziale. Vedi, io amo gli investimenti.]

 

Riften rise sotto i suoi baffi. Subaru poi gli chiese di fornire gli alcolici necessari per completare il piano. Sfruttando il nome di Riften, conosciuto come un valoroso guerriero, per radunare forti alcolici dalla città e portarli tutti in un posto.

 

[Subaru: La leggenda del vento parlava del fatto che Tia fosse molto suscettibile all’alcool. E anche al fatto che reagisce esageratamente all’alcool evaporato.]

 

Tutte le leggende su Zarestia dicevano che lei non aveva il migliore dei rapporti con gli alcolici.

 

Se veramente esistevano entità di quel tipo che correvano dilaganti nel mondo simili alle leggende raccontate, allora non sarebbe stata una cosa sbagliata prendere in considerazioni queste storie.

 

Il telo che venne avvolto intorno a Reize era effettivamente intriso di alcool. Questo fu necessario per esorcizzare Zarestia dal corpo della ragazza.

 

Il piano venne compiuto anche grazie alla ricchezza e alla reputazione di Riften, unita alle tradizioni delle donne del palazzo.

Dopo ciò, mentre lo stavano aiutando a radunare gli alcolici…

 

[Subaru: L’agenzia di collocamento di Clane…]

 

[Clane: Quando tu dissi di “vendicare Tia”, sono dovuto venire pure io. Tutti amavano quella ragazza.]

 

Così disse Clane, che stava in armatura, mentre teneva le sue larghe braccia conserte. Lui e molti dipendenti non regolari vennero di corsa quando sentirono che stavano per vendicare Tia.

 

Se il piano fallisce, scoppierà una guerra contro un essere che possiede un potere pari a quello di un grande spirito.

 

Anche se molte persone declinarono usando questa motivazione, altre l’avevano fatto per Tia.

 

[Clane: Anche se fossimo arrivati ad un momento critico, Halibel avrebbe comunque agito.]

 

[Halibel: Ma cosa…? Ti aspetti fin troppo da me.]

 

“Dammi una pausa, per favore.” Disse Halibel scuotendo la testa verso Clane, che grattò il naso alla sua faccia da lucertola. Ciò fece spuntare leggeri sorrisi alla gente circostante.

 

Poteva andare peggio. Avere nessuna vittima oltre alla ragazza era la migliore conclusione che aveva considerato, quella in cui non avrebbe perso nulla.

 

Quindi, tutto quello che rimaneva era…

 

[Halibel: …La vendetta finale, huh.]

 

Subaru guardò verso il cielo, e Halibel rimosse la cenere dal suo kiseru. Riften stava seduto sotto la veranda, mentre raccoglieva le armi di Clane e gli altri.

 

Un soffio di vento scese verso il giardino del palazzo, coperto dalla tensione che precede una battaglia.

 

Capelli bianchi come il latte, un vestito bianco puro, e una faccia che raggiunse un’inumana bellezza grazie alle mani di Dio. Aveva un lato volgare, che contrastava il suo aspetto, ma l’altro suo lato infantile era sorprendentemente amichevole e sentimentale.

 

Era la ragazza che teneva il titolo di un grande spirito, che non le stava bene per niente, dato che tutti quelli lì presenti la conoscevano.

 

[???: …]

 

Sopraffatti dalla questa presenza farsi sempre più vicina, Subaru si fece coraggio, e smise di arretrare.

 

Nella sua mente, aveva già deciso che non sarebbe scappato. Tenendo saldo in sé il credo che se fosse scappato da lei- da Tia…

 

…Sarebbe scappato pure da quei vivaci e rumorosi giorni di felicità.

 

Atto 5

 

Tanto, tanto tempo fa, prima ancora che le streghe e i draghi fossero ciò che sono ora…

 

Ero sempre libera, e godevo la mia libertà senza che nessuno si mettesse in mezzo.

 

Invocavo il vento, espandevo fuochi, turbinavo l’acqua e scavavo la terra, facevo ciò che voglio.

 

Tutti mi apprezzavano. Tutti mi chiedevano favori. Io stavo bene, e loro erano persone educate, quindi accontentavo i loro favori.

 

Invocavo il vento, espandevo fuochi, turbinavo l’acqua e scavavo la terra, facevo ciò che chiedevano.

 

Alla fine di ciò, tutti erano felici. Tutti mi elogiavano, e tutti sorridevano.

 

Grazie a ciò, il mio umore migliorò sempre di più, e riuscivo ad accontentare i favori di tutti. Naturalmente, a volte percepivo la mancanza della libertà così tanto che mi limitavo dal soddisfare i loro favori. Ma nella gran parte dei casi, aiutavo chiunque ogniqualvolta non stessi dormendo.

 

Eventualmente, tutti iniziarono a portarmi qualcosa quando mi chiedevano favori.

 

Mi portavano verdure, carne, gemme luccicanti, kimono lucidati; tutte cose che avevano un qualche tipo di “valore”.

 

Spesso non avevo fame, non provavo tanto interesse nelle gemme, e i vestiti che mi portavano possedevano della pelliccia non necessaria cucita su di essi, quindi non ero tanto felice per le cose che mi portavano.

 

Ma comunque, apprezzavo il loro pensiero, e continuai a lavorare duramente.

 

Invocavo il vento, espandevo fuochi, turbinavo l’acqua e scavavo la terra. Questo era quello che amavo fare. Facendo ciò, tutti erano felici. Quindi lo rifacevo, ancora e ancora.

 

Tuttavia, eventualmente i favori di tutti iniziarono a farsi sempre più strani e frequenti.

 

Continuavano a chiedere favori, e a portarmi regali.

Prima, ero felice di fare ciò che volevo con il fuoco, l’acqua e la terra, ma ora facevo soltanto ciò che mi chiedevano.

 

Amavo essere libera. Amavo fare ciò che volevo.

 

Ma allo stesso tempo mi piaceva essere elogiata da tutti, e ricevere attenzioni.

 

Quindi, con riluttanza, continuai a soddisfare i favori di tutti. Invocavo il vento, espandevo fuochi, turbinavo l’acqua e scavavo la terra dove volevano che lo facessi.

 

Dopodiché, tutti erano ancora felici. Il mio umore migliorava, e io li perdonavo.

 

All’inizio, i loro favori semplicemente mi dicevano cosa dovevo fare.

 

Eventualmente… Eventualmente successe una cosa, mentre mi stavo ancora abituando a soddisfare i favori della gente.

 

Questo favore fu molto strano.

 

Un giorno, non avevano bisogno di vento, o acqua, o terra. Avevano soltanto bisogno del fuoco.

 

Ciò non mi piacque. Volevo anche evocare il vento, non volevo soltanto usare il fuoco. Amavo il concetto di libertà che accomuna il vento, ho sempre iniziato da esso.

 

Ma rifiutarono la mia proposta di usare il vento, ciò non lo accettai. Dissi di no, rigettando il loro favore.

 

Dopo il rifiuto, tutti se ne andarono, lasciandomi da sola.

 

Ero finalmente libera, di nuovo. Ero vogliosa di agire liberamente come prima, senza preoccuparmi di nessuno. Ma la solitudine si fece rapidamente sentire, con la mancanza di tutti, iniziai a sentirmi sola.

 

Ritornai da loro, e dissi: “Se il fuoco è ciò che volete, allora così sia.”

 

Tutti ritornarono felici. Decisi di dargli il fuoco, come tutti avevano chiesto. Tuttavia, nell’evocarlo, lo unii ad un leggero soffio di vento. Volevo che questo espandesse il fuoco, il vento era tutto ciò che volevo dare. Era il mio simbolo di libertà.

 

Non c’era acqua, non c’era terra. Soltanto vento e fuoco. L’atmosfera si colorò di un rosso chiaro e brillante.

 

Fui lieta che tutti vennero soddisfatti.

 

Dopo aver compiaciuto tutti, mi chiamarono, e mi accolsero calorosamente.

 

Non provavo un certo interesse nel cibo, nei balli o nei regali. Ma era comunque piacevole essere trattati con una tale calorosità. Inoltre, l’acqua, che non era esattamente acqua, era fantastica.

 

Era acqua che si scaldava quando la bevevi. Emanava un odore strano. Più la bevevi, più avevi bisogno di un altro bicchiere.

 

Mi stavo divertendo, e continuavo a bere quella strana acqua che tutti mi raccomandavano. Ne bevvi tanta, e un improvviso sonno mi colpì. Mi addormentai in un posto che non era il mio nido per la prima volta in tanto tempo.

 

…Quando mi svegliai, i miei arti erano stati tagliati via, ed erano sul punto di decapitarmi.

 

Sono sempre stata libera. Sempre. Amavo la mia libertà.

 

Dove sono finite quelle mani che espandevano il fuoco, che turbinavano l’acqua, che scavavano la terra? Dove sono finite? Dove è finita la mia libertà?

 

Quando tutti udirono la mia voce, mi gridarono mostrando sguardi furenti. Stavano gridando.

 

Mi dissero che il fuoco aveva bruciato la campagna, ma non capivo. Mi dissero che il vento lo aveva fatto espandere, ma non mi interessava. Mi gridarono addosso per non averlo spento con l’acqua e la terra, ma non riuscivo a comprendere.

 

Dove è finita la mia libertà? Perché la gente è arrabbiata con me?

 

Dissi: “Rivoglio i miei arti indietro.”, ma nessuno mi ascoltò. Mi versarono addosso un tipo di acqua che emanava uno strano odore. Era la stessa acqua che mi fece addormentare.

 

Questa acqua stava andando a fuoco. Il mio corpo stava bruciando. Iniziai a gridare.

 

Sembravano tutti felici a riguardo. Tutti sembravano felici che stessi bruciando, mostravano la stessa felicità che provavano quando soddisfavo i loro favori.

 

Non avevo più le mani per espandere il fuoco. Non avevo la coda per muovere l’acqua. Non avevo i piedi per scavare la terra.

 

Ma… potevo ancora evocare il vento. Avevo ancora una bocca, una lingua, e delle zanne.

 

“Ridatemi la libertà, ridatemela. Non ridetemi in faccia. Vi uccido.”

 

La mia mente si annebbiò totalmente, una rabbia cieca mi colse in pieno. Uccisi tutti, esclusa me stessa. Uccisi tutti, chi rideva, chi piangeva, e chi era arrabbiato.

 

Uccisi tutti… Gli uccisi e li massacrai, ma dopo ciò, continuavo a provare la voglia di uccidere persone.

 

Anche se mi fossero successe cose piacevoli, volevo uccidere. Anche se fossero successe cose tristi, volevo uccidere. Anche se fossero successe cose che mi avrebbero fatto arrabbiare, volevo uccidere. Anche se fossero successe cose che mi avrebbero annoiato, volevo uccidere. Quando la stanchezza iniziava a farsi sentire, volevo uccidere. Dopo essermi svegliata da un sogno, volevo uccidere. Mentre il vento soffiava, volevo uccidere. Dopo il tramonto, volevo uccidere.

 

Uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere uccidere…

 

Volevo uccidere tutto. La mia infinita sete di sangue ormai era tutto per me.

 

Ero finalmente libera. Per via di ciò, volevo uccidere tutto, e continuerò a farlo.

 

Sono libera. Gli ultimi che uccisi mi diedero dello “shinigami”.

 

Sono libera. Come quando tutti mi sorridevano, e mi dicevano che ero “bellissima”.

 

Sono libera, più di chiunque altro. Io sono “Lo Shinigami più bello”.

 

…Io sono “Lo Shinigami più bello”: Zarestia.

 

…Sono libera. Voglio uccidere tutti. Voglio uccidere.

 

Atto 6

 

La morte era ciò che Subaru percepiva tutto intorno a sé.

 

Il suo istinto percepiva che lo spirito che gli si era presentato davanti era uno che portava appresso una forte e mortale sensazione.

 

[Subaru: …]

 

Subaru aveva paura di morire. Aveva paura di ciò più di qualsiasi altra cosa, come tanti altri. Ma per Subaru, la morte non possedeva lo stesso significato che aveva per le altre persone lì presenti.

 

La morte non significava più la fine. Il suo significato era cambiato.

 

…Significava l’inizio dell’inferno.

 

[Subaru: Dato che stai indossando una veste bianca, posso assumere che tu sei la Tia che conosciamo?]

 

La ragazza in bianco atterrò usando il vento al centro del giardino del palazzo. Era sicuramente la Tia che Subaru conosceva, il suo aspetto era esattamente ciò che si aspettava. Lo stesso valeva per i suoi vestiti; la sue veste bianca, che per qualche ragione era nero quando si unì con Reize, era facile riconoscerlo.

 

[Subaru: Apprezzerei sapere chi sei esattamente tra lei e te, e a seconda della tua risposta…]

 

[Tia: Se rispondessi erroneamente? Cosa farai, Su?]

 

[Subaru: …]

 

Tia lo chiamò per il suo soprannome. Uno che ormai era già abituato da tempo a sentire. Non voleva credere che lo stesse chiamando con quel soprannome così affettivo- probabilmente stava dimostrando affezione in un modo suo.

 

Subaru mostrò uno sguardo esterrefatto quando si sentì chiamare per quel soprannome.

 

[Tia: Cos’è quello sguardo sbalordito? Potresti non incantarti soltanto perché sono carina?]

 

[Subaru: …Mi incanto soltanto davanti a mia moglie. E se mio figlio sarà una femmina, allora mi incanterò soltanto davanti a loro.]

 

[Tia: Ah! Ben detto! Comunque… vedo che ci sono un bel po’ di persone qua.]

 

Tia arricciò le labbra durante lo scambio di parole, mentre sfruttava il momento per osservare tutte le persone radunate per quella battaglia. Erano tutti volti familiari per lei.

 

Sapeva sicuramente che erano lì per salvarla.

 

[Tia: Hal e gli altri maschi lavorano duramente durante la notte, huh. Apparentemente, gli uomini cresciuti sono tutti degli idioti.]

 

[Halibel: Mi getterai nella depressione con questa cattiveria. Gli adulti devono stare svegli fino a tardi come degli idioti una volta ogni tanto, sai?]

 

[Tia: Ohh, quindi avete ottenuto qualche risultato nello stare svegli così tardi?]

 

[Halibel: In realtà, quello è ciò che volevamo chiedere a te. Tia-chan, come è andata?]

 

Sentendo questa domanda, lei alzò le braccia, aprendo e chiudendo gentilmente le sue mani. Emise un suono simile alle fusa di un gatto, mentre continuava a rimuginare nella sua mente.

 

[Tia: …Ho riavuto la mia sfera lucente indietro. Ho riavuto me stessa indietro. È come se il grande spirito Zarestia fosse stato completamente rianimato!]

 

[Subaru: Completamente rianimato? Ma se tu sei…]

 

Una volta che Tia sarebbe ritornata alla normalità, non avrebbe potuto controllare più la sua sete di sangue. Questo l’aveva sicuramente detto in passato.

 

Tuttavia, anche se aveva ripreso il potere che gli era stato tolto, quella Tia non stava causando il caos del quale si era predetto. Forse era veramente la stessa ragazza, con semplicemente un comportamento leggermente alterato.

 

Se così fosse stato, forse le cose che Tia diceva che non sarebbero successe, non sarebbero effettivamente successe.

 

[Tia: Fermati, Su. Non dovresti arrenderti.]

 

Ma Tia scosse la testa tenendo uno sguardo rigido verso Subaru. Senza volerlo, lui iniziò a trattenere il respiro dalla tensione. Tia sospirò, e disse:

 

[Tia: Pensare subito a cose che suonano bene è qualcosa che i maschi fanno. Ma, ciò che pensi non succederà. L’avevo detto, non è vero? Voi siete il motivo per cui ho riavuto la mia sfera lucente indietro, e per ciò ne sono grata.]

 

[Subaru: Quindi…]

 

[Tia: Sì, ne sono grata… Ne sono grata, quindi voglio uccidere.]

 

Una sete di sangue intensa da far venire i brividi a chiunque, travolse l’intero palazzo, si riversò oltre l’edificio e coprì mezzo villaggio. L’odore di morte fu percepito così tanto dalla sua pelle che, per un momento, la sua vista ebbe per un attimo l’impressione di farsi coprire da una intensa nebbia nera.

 

Dopo che la sua anima venne perforata da lunghe e taglienti artigli, capii che si trattava di Tia, che stava ancora ferma davanti a lui.

[Tia: Questo è ciò che sono. Questo è ciò che Zarestia è- il grande spirito che uccide soltanto.]

 

[Subaru: T-Tia… Anche se così fosse…]

 

[Tia: Non hai ancora mollato? Stai ancora dicendo questo a me?]

 

[Subaru: …]

 

Subaru fu travolto dalla sua sete di sangue, gli si annodò la gola dalla paura, e il suo cuore iniziò a battere freneticamente. Nonostante ciò, non era disposto a mollare. Come se fosse irritata da ciò, Tia continuava ad andare contro a lui.

 

Se Tia avesse agito, sarebbe stata una guerra totale. Ma poi, sarebbe veramente stata una guerra? Non sarebbe stato soltanto un massacro unilaterale? Questo era quello che percepiva Subaru dal potere di Tia.

 

[Tia: Questa… strana acqua… È alcool, vero? Mi ricordo, adesso. Io… odio… questa roba.]

 

[Subaru: …]

 

[Tia: Tanto tempo fa… Sono stata forzata a bere questo… E mi tagliarono la testa mentre dormivo. Mi tagliarono pure gli arti. Mi tirarono questa cosa in faccia, mi diedero fuoco… dopo di ciò, ho sempre voluto uccidere.]

 

Tia diede voce ai propri risentimenti per Subaru e gli altri, lamentandosi di come brutalmente venne trattata, rilevando la ragione del motivo per cui gli alcolici divennero una carta vincente per ottenere la vittoria su di lei.

 

Tuttavia, continuò a mantenere un sorriso in faccia. Non mostrava alcuna rabbia o risentimento.

 

Il suo sorriso sincero e malvagio, mostrava soltanto sete di sangue.

 

[Tia: Voglio uccidere tutto. Che sia quando sorrido, mi arrabbio, piango, o che mi senta frustrata, in agonia o felice. Che sia amaro o dolce. Che mi faccia sentire bene o male. Che sia freddo, caldo, dolce o aspro. Che sia durante la notte, durante la mattina o durante il pomeriggio. Che sia un bambino, un adulto, un vecchio, un neonato, un uomo, una donna, un cane, un gatto o un lupo.]

 

Ogni emozione, ogni situazione, ogni periodo temporale, ogni bersaglio, ogni essere- ogni cosa era connessa alla sete di sangue di Tia.

 

[Subaru: Quindi… Riguardo… a noi?]

 

[Tia: …]

 

Sentendo la domanda forzata provenire da Subaru, iniziò a dirigere il suo intento omicida verso di lui. Semplicemente lo guardava. Un’azione così piccola riusciva comunque a mostrare un intento omicida. La sete di sangue personificata- un essere col quale ogni conclusione portava alla morte.

 

Non poteva più mentire. Tia stava cercando di uccidere Subaru e gli altri. Anche se non lo stava facendo, ci stava provando. Anche se non avrebbe voluto ucciderli, li voleva uccidere.

 

[Tia: Io…]

 

Tia provò a dire qualcosa. Ma dalla sua bocca uscirono soltanto parole assetate di sangue.

 

Clane e i suoi dipendenti presero una posizione difensiva, Halibel mise la mano in tasca, e Subaru strinse discretamente i pugni.

 

E poi…

 

[Tia: …Io…]

 

Atto 7

 

Dentro la clinica, l’energia era intensa, mentre si lavorava intensamente per dare inizio ad una nuova vita.

 

[Dottore: Continua a spingere!]

 

Rem gridava dall’intenso dolore che provava nel partorire, un dolore intenso e costante.

 

Stringeva i denti e stringeva le sponde del letto con tutta la forza che poteva. Le sponde di ferro cigolavano, e le impronte delle sue mani rimanevano impresse nel metallo. Nonostante ciò, il dolore non voleva svanire, e Rem non riusciva a nascondersi da esso.

Si sentiva come se le sue viscere venivano lentamente spinte verso l’esterno del suo corpo, i dolore continuava a giocare sulla sua coscienza, che veniva frequentemente perduta. Rem non provò mai un dolore così intenso in tutta la sua vita.

 

Continuava a gridare dal dolore implacabile che martellava su di lei senza alcuna sosta.

 

Anche se si concentrava sulla sua fronte, non poteva sentire il suo corno uscire. In quel momento, L’Oni Rem era totalmente morto.

 

Come se avesse puntato tutta la sua forza vitale verso il bambino che portava in grembo.

 

[Rem: …]

 

Il suo corno la faceva spesso soffrire, ma al contempo, era stato un buon beneficio.

 

Essere un Oni causò sofferenze e dolori a Rem. Come quando confessò a Subaru di essere stata una figlia cattiva, un fallimento per i suoi genitori, e per sua sorella, al quale non riuscì mai a stare al passo con lei, mollando tutto alla fine.

 

A causa di ciò, non pensò mai di possedere benefici, ma benedizioni.

 

Ogni volta che veniva tormentata dal dolore, dalla sofferenza, o dalla impotenza, erano in quei momenti quelli in cui si rendeva conto che lei era un Oni, nel quale le scorreva dentro sangue della sua specie, e possedeva poteri grazie a ciò.

Quando smetteva di provare quelle orribili sensazioni, capì che era benedetta di tale potere.

 

Fu una benedizione nascere Oni, nascere come figlia dei suoi genitori, ed essere la sorella minore di Ram.

 

Incontrò Subaru, si sposò con lui ed ebbe un figlio, e proprio nel momento che stava nascendo, fu il momento nel quale lo realizzò.

 

Sicuramente, pure i suoi genitori si sentivano…

 

Ma la profonda riflessione di Rem venne bruscamente interrotta da una forte fitta di dolore.

 

Le pause tra una fitta e l’altra si facevano sempre più corte, e ora il dolore la martellava senza alcuna sosta. Ogni volta che si sentiva la coscienza svanire, il dolore sordo continuava a tenerla sveglia. Questo succedeva costantemente.

 

Rem non riusciva neanche a sentire gli incoraggiamenti dell’ostetrica. Non riusciva più a sentire nulla.

 

[??: ….?! Ehi, riesci a capire dove sei?! Con quell’aspetto lì…]

 

[Rem: …?]

 

Rem percepì una strana, improvvisa presenza, e aprì gli occhi. Nella sua vista parzialmente oscurata dalle sue stesse lacrime, non vide lo sguardo dell’ostetrica, che si era fatto improvvisamente serio.

 

L’ostetrica stava collassando vicino alle gambe del letto. Ora, c’era un’altra persona a guardare negli occhi Rem.

 

[Rem: Tia…-sama…?]

 

[Tia: Scusami per aver interrotto un momento come questo, Rem. Inoltre, avevo detto che non ci saremmo più riviste, ma mi sbagliavo. Questa… questa sarà veramente l’ultima volta.]

 

Aprendo gli occhi, vide Tia, la sua espressione teneva un sorriso solitario. Rem l’aveva già visto tante volte… e comunque, brutti pensieri continuavano ad andare e venire.

 

Quel sorriso, non era finto. Esso, mostrava la sua forte sete di sangue.

 

[Tia: Questa è la vera me. Quindi, non potrò rimanere con voi. Quando… quando vi vedo in difficoltà, vorrei soltanto uccidere.]

 

[Rem: …]

 

Le sue parole non sembravano dispiaciute, ma sincere.

 

Rem capiva cosa stava dicendo. Tia aveva costantemente in conflitto i suoi veri sentimenti contro la sua natura. Non riusciva a vivere con lei.

 

[Rem: Hai riavuto te stessa indietro…]

 

[Tia: Sì, è così. Grazie al duro lavoro di Su e Hal. Voglio uccidere.]

 

Tia iniziò a giocare con i suoi capelli in una maniera imbarazzante, arrossendo, mentre dava voce ai suoi istinti omicidi.

 

Vedendo la sua amica ridotta in quel modo, Rem chiuse gli occhi, facendo scendere una lacrima lungo la sua guancia.

 

[Rem: Tia-sama, sto per diventare madre.]

 

[Tia: Sì, lo so.]

 

[Rem: Tia-sama. Io… amo Subaru-kun.]

 

[Tia: …]

 

[Rem: Tia-sama… Voglio bene pure a te.]

 

[Tia: …]

 

[Rem: Però, non posso vivere… con te.]

 

Anche se le voleva bene, non poteva rimanere con lei. Il fatto che lei non riusciva ad associarsi con gli altri era un muro insormontabile. C’era una persona che Rem amava e prioritizzava a Tia.

 

[Rem: …]

 

Soltanto dopo aver espresso i suoi sentimenti Rem notò il suo aspetto per la prima volta. Tia, che indossava una veste bianca, teneva qualcuno tra le braccia. Era una ragazza senza conoscenza e senza respiro.

 

Teneva il cadavere di qualcuno… di una ragazza. Era una conoscenza sua, e…

 

[Tia: Porterò lei con me. L’ho uccisa. La mia altra metà… quella falsa voleva diventare un tutt’uno e amarmi, quindi l’ho uccisa.]

 

[Rem: …Tia-sama. Sei venuta… ad uccidermi?]

 

[Tia: Io…]

 

Il ritorno alla normalità di Tia significava che Subaru ha fatto funzionare il tutto in qualche modo. Subaru non era lì. Soltanto Tia, che voleva massacrare tutto, tornò.

 

Pensando logicamente, era una situazione senza speranza. Non sarebbe stato strano se Rem si fosse totalmente arresa e avesse iniziato a piangere per la sua vita.

 

Tuttavia, Rem non fece ciò, perché sapeva che non ce n’era bisogno.

 

Fu fermata dalla memoria dei giorni passati con Tia.

 

[Tia: Io…]

 

Tia borbottò un’altra frase incompleta.

 

Scosse i suoi capelli bianchi come il latte, e guardando nei chiari occhi di Rem, mostrò di nuovo un sorriso e disse,

 

[Tia: …Io… vi voglio bene, ragazzi. Per questo non vi ucciderò.]

 

Atto 8

 

Era l’alba quando ritornarono alla clinica, dopo aver corso dal palazzo senza alcuna sosta.

 

[Subaru: C-Come sta Rem?!]

 

[Dottore: Ancora nel bel mezzo della battaglia. Perché state tenendo quella stupida espressione sulle vostre facce? Vi metterete soltanto in mezzo. Non entrate neanche in sala d’attesa. Uscite!]

 

Il vecchio mago si rivolse con freddezza verso Subaru, che stava respirando faticosamente e stava controllando lo stato di sua moglie.

 

Anche se comunque il suo comportamento era giustificabile, a causa della negligenza di Subaru e Halibel, nella sala parto era entrato un intruso. Era una cosa ingiustificabile a livello professionale per il responsabile della clinica e per il dottore.

 

[Halibel: Però, più di mezza giornata… Partorire un bambino non è per nulla facile.]

 

Disse Halibel, sprofondando nella sedia della sala d’attesa ed emanando un lungo sospiro. Influenzati dalla sua scelta, Clane e gli altri che seguirono il duo nella clinica si sedettero anche loro. Gli intrusi includevano gran parte delle persone del palazzo; ormai era quasi finito lo spazio nella sala d’attesa.

 

Alla fine, più di metà di loro uscì dall’edificio, alcuni inciampando durante l’uscita. Restarono poi fuori, aspettando la nascita del bambino.

 

Subaru, naturalmente, era rimasto dentro la sala d’attesa, ma non riusciva a calmarsi e a rimanere seduto. Stava camminando in giro intorno alla stanza irrequieto.

 

[Halibel: Su-san, capisco come ti senti, ma non sarebbe meglio se ti calmassi un pochino?]

 

[Subaru: …Capisco cosa stai dicendo. Ma scusami. Anche se può sembrare patetico, non riesco a stare fermo. Se non mi muovo, mi sento come se stessi soffocando.]

 

[Halibel: Ciò ha senso. Beh, volevo soltanto dire questo. Ho comunque detto che capisco come ti senti, e questo è qualcosa che riesco a capire, ma le tue preoccupazioni non sono un affare mio. Era semplicemente doloroso guardarti, tutto qua.]

 

Anche se sembrava una cosa veramente irresponsabile da dire, ciò aiutò a distrarsi la mente per un po’, e quindi apprezzò il pensiero offerto.

 

Ciononostante, il sollievo offerto da Halibel durò soltanto pochi miseri secondi, e la sua mente iniziò ancora a vagheggiare. Halibel mostrò poi un sorriso ironico.

 

[Halibel: In periodi come questi, noi uomini possiamo soltanto osservare in silenzio… Non importa quante volte lo attraverso, è sempre difficile da affrontare.]

 

Halibel morse il suo kiseru ancora spento, e si mise in silenzio.

 

Dentro di sé, era d’accordo con le sue parole. In periodi come questi, gli uomini potevano soltanto aspettare in silenzio. Osservò in alto, verso il soffitto, e continuò a pensare, come se stesse pregando.

 

Un pensiero molto monotono, ma che chiunque avrebbe pensato se messo in una situazione simile.

 

[Subaru: Per favore, Dio, Buddha, Cristo, Geova, Maometto, Angra Mainyu…]

 

Non importava se pregava un dio buono o cattivo. Avrebbe pregato il nome di un diavolo se fosse stato necessario.

 

Subaru chiamava il nome di qualsiasi entità soprannaturale ne fosse a conoscenza, e pregava.

 

[Subaru: …Tia, ti prego.]

 

Per ultimo, non pregò il nome di un dio o di un grande spirito. Ma pregò il nome di un’amica.

 

Prego…

 

[Subaru: …Che sia la madre che il figlio stiano bene.]

 

Fu proprio dopo la preghiera che l’atmosfera cambiò improvvisamente.

 

Dentro la clinica, una voce- il primo pianto di un bambino venne udito al di fuori delle porte della clinica.

 

Subaru alzò impulsivamente la faccia, Halibel si alzò dalla sedia. Tutti quelli che stavano dormendo si alzarono in piedi uno dopo l’altro, mentre aspettavano che la porta della sala si aprisse.

 

[Halibel: Hai scelto un nome?]

 

Subaru rispose facendo un cenno positivo con la testa.

 

Provò un attimo a ricomporsi e disse:

 

[Subaru: S-Sì, ne ho uno. Ne ho uno. Se è una femmina: Spica.]

 

Il nome “Subaru” era lo stesso di una stella. Era il nome che gli diedero i suoi genitori mentre pregavano. Seguendo i loro passi, avrebbe dato pure lui il nome di una stella a sua figlia, sperando di diventare un genitore equiparabile ai suoi.

 

La porta della clinica si aprì lentamente. Dietro ad essa, vide Rem tenere in mano un bambino.

 

[Subaru: Se invece è un maschio…]

 

 

 

 

 

Traduzione: Pollack.Nicky

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