Capitolo 12

La battaglia dentro il Pandemonio continuò.

 

Le scosse di assestamento provocate da quella battaglia, percepite come forti scosse di terremoto, si sentirono fin dentro la stanza di Emilia.

 

Il lampadario che pendeva dal soffitto stava tremando molto. Guardando la polvere cadere da lì sopra mentre giaceva sul suo letto, Emilia fu costretta a prendere una decisione.

 

 

“――――”

 

 

Io rimarrò qui, questo è quello che stava cercando di dire.

O forse “Per favore, rimani qui”, una preghiera disperata come questa.

Se rimanere e sperare, o ignorarlo e correre via.

Per quanto riguardava la sua situazione interiore, i suoi pensieri erano persi, e stava rimandando continuamente la sua scelta.

Ma…

 

“Lia, la fine è ormai giunta”

 

“Eeh…”

 

Mentre le forti scosse provocate dalla feroce battaglia continuavano, Puck iniziò a parlare a Emilia, che stava ancora sdraiata sul suo letto.

Con occhi feroci e tremolanti che fissavano il soffitto e  le corte braccia incrociate, Puck storse il naso.

 

 

Sentendo che la fine era ormai vicina, Emilia deglutì.

 

 

E ancora una volta, io non potei fare nulla.

Iniziando a scartare le possibili opzioni da scegliere, la ragazza stava per subire le conseguenze della sua mancata scelta.

Questo è un comportamento da codarda, dentro di sé lo sapeva bene, e inoltre lei――

 

 

Lei aveva, buttato addosso a Subaru le sue responsabilità―――.

 

 

“―――Reinhard è qui. Subaru ha perso.

 

 

“――――”

 

 

I pensieri di Emilia si ghiacciarono dopo aver udito le parole di Puck.

 

 

“Eeh”

 

 

Non potendo parlare se non facendo dei suoni e con pensieri che non aveva completamente capito, Emilia spalancò gli occhi.

 

Sentendo che fosse ormai la fine, Emilia era stata certa della vittoria di Subaru. Che non lo avesse mai dubitato, Emilia lo aveva realizzato solo ora.

 

 

Natsuki Subaru non perde mai.

 

Non importa chi è il suo avversario, con le sue scuse egoiste, la tenacia e l’abuso della sfiducia umana, aveva sempre raggiunto la vittoria. Manipolando chiunque e qualunque sentimento, annientava il suo avversario.

 

E, quando era stanco di pensare, e aveva bisogno di un momento di pace, veniva a trovare Emilia.

 

 

Sicuramente, Subaru stava per tornare nella sua stanza, Emilia lo credeva fortemente.

 

 

“Fino a oggi, non ho mai affrettato le scelte di Lia, ma questa volta non posso fare altrimenti. E’ arrivato il momento che tu prenda una decisione.”

 

“Di prendere, una decisione…”

 

 

“Se restare qui, o andarsene, sì”

 

Puck guardava Emilia che tirava e stropicciava le lenzuola per la confusione mentale. Il suo solito aspetto rilassato era completamente svanito, e al suo posto c’era compassione per la sua amata figliola.

A quella persa, amabile ragazzina, la sua incertezza così evidente, erano rivolti gli occhi di un genitore.

 

 

“Sembra che Subaru abbia tenuto ben nascoste le informazioni per tutto questo tempo. Le attività dell’organizzazione… non c’è nessuna prova che Lia sia coinvolta. Beh, Lia non centrava nulla per davvero. Ma avendo passato così tanto tempo qui… Ci sarebbe sicuramente chi nutrirebbe sospetti su di lei. Era una precauzione necessaria”.

 

 

“Se non ero coinvolta affatto nelle loro attività, allora in che posizione ero?”

 

 

“Sei stata rapita dalla villa di Roswaal, e rinchiusa, è una storia piuttosto comune. E con questo le persone che stanno combattendo nel Pandemonio sarebbero i tuoi soccorritori”.

 

 

A questa spiegazione inaspettata, Emilia si alzò bruscamente.

 

 

Che Emilia fosse stata portata fuori dalla villa di Roswaal contro la sua volontà era vero. E che si fosse arrabbiata per questo, e avesse disprezzato Subaru era altrettanto vero.

 

Avendolo alla fine accettato, si poteva davvero affermare, che Emilia fosse totalmente estranea ai suoi metodi?

 

 

Discuterne non è semplicemente il picco della spudoratezza?

 

“Lia, se tu attenderai qui, come una povera principessa i tuoi soccorritori ti aiuteranno, ma…”

 

 

Mentre continuava a parlare come bisbigliando, Puck atterrò sulla spalla sottile di Emilia. E poi, avvicinandosi alla sua guancia, le successive parole del gatto lei le comprese fino al punto di sentirsi male.

 

 

Se avesse aspettato qui, sarebbe stata trattata come una vittima.

 

Tuttavia, se Emilia se ne andasse per conto suo, allora verrebbe accusata di aver agito di sua spontanea volontà.

 

 

Guardando in faccia alla realtà, non c’era neanche un secondo di tempo da perdere.

 

“――――”

 

 

Alzandosi, Emilia appoggiò la mano sull’unica porta di quella stanza bianca.

 

Per aprirla dall’esterno era necessaria una lunga procedura, quindi Subaru e Frederica che badava a lei erano gli unici due che potevano passarne attraverso.

 

 

“Subaru, sei un idiota…”

 

 

Toccando i frammenti della porta ormai in pezzi con il palmo della sua mano, Emilia sussurrò qualcosa con una voce debole. In origine, questa struttura era stata creata per poter essere infranta facilmente da lei e da lei sola. In altre parole, Subaru l’aveva ideata affinchè un giorno emilia potesse fuggire.

 

 

La porta di quella gabbia per uccelli era da sempre stata disegnata per rompersi non appena l’uccello al suo interno si fosse deciso a volar via.

Che questo fosse perchè Emilia non avrebbe mai potuto decidersi a fuggire, che Subaru l’avesse guardata dall’alto in basso così.

O forse originato da una genuina gentilezza di Subaru. Che avesse voluto rispettare il desiderio di Emilia di fuggire se avesse voluto, non lo sapeva.

 

 

Quella risposta, la voleva sentire direttamente dalla bocca di Subaru, pensò.

 

 

―――Alla fine in questo arco di tempo in cui non seppe mai prendere una decisione, questa fu la risposta che Emilia scelse.

 

 

 

 

 

 

 

Traduzione: Tycho & Vulcan

Check: Re:Sub

 

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