Ayamatsu IF – Capitolo 8

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Attenzione!

Questo capitolo contiene un piccolo spoiler dell’arco 5, ma lo abbiamo opportunamente censurato. Sarà l’unico in tutta la IF. Il nostro consiglio, essendo irrilevante ai fini della storia, è di ignorarlo, tuttavia basterà passare il cursore sopra alle parti censurate per poterle leggere da computer, mentre da cellulare sarà necessario cliccarci sopra.

 

Potete trovare la legenda di come verrà visualizzato nelle sezioni “Il Vangelo” o “Libro della Saggezza“.

 

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Capitolo 8

Tutte le entrate della villa erano barricate.
Le porte erano inchiodate dall’interno, e tavole di legno coprivano tutte le finestre. Se fosse stato abbastanza attento da notare la stranezza di questa villa, forse se ne sarebbe accorto.
Anche se, naturalmente, Subaru aveva organizzato queste operazione con la certezza che non se ne sarebbe reso conto.

 

Un inferno violentissimo stava ingoiando l’intero edificio, bruciandolo pian piano finché non sarebbe stato ridotto in cenere.
La fiamma che aveva dato inizio a questo fuoco non conosceva tregua, bruciando sempre più furiosa mentre consumava l’intero podere, esigendo con gridi frenetici che tutto tornasse alla cenere.
I mobili e gli ornamenti della villa in fiamme non erano le uniche cose che stavano bruciando.
Le molte donne che avevano speso moltissimo tempo in agonia chiuse li dentro, stavano perdendo le loro vite soffocate fra fiamme e fumo, perdendo le loro forme disintegrandosi in mera fuliggine, così che era ormai impossibile distinguere se fosse mai appartenuta al corpo di una persona.

 

Una morte raccapricciante. Chiunque lo penserebbe di questa barbarie.
Ma in realtà era stato quello che le donne avevano desiderato! È quello che si potrebbe affermare, ma chi mai ci crederebbe?

 

“Fanculo, fanculo, fanculo questa idiozia!!”

 

Le lingue di fuoco crebbero in intensità, incrementate ulteriormente dal vento. Attraverso questa villa in fiamme faceva eco il suono di un solo uomo che imprecava.
La sua voce così provata da essere patetica, mentre gridava all’interno dell’edificio che stava collassando.
Strillava in completa frenesia, la situazione gli pareva inimmaginabile, inconsapevole di cosa diamine fosse successo.

 

“#99! #114! Anche #123 basterebbe! Dove siete!? Dove siete scappate!? Chi credete che sia io!? A lasciarmi indietro così mentre ve ne andate a morire, che razza di donne irresponsabili ed egoiste siete!?”
La sua voce si ruppe mentre gridava come un bambino che fa i capricci, questo ragazzo dai capelli bianchi.

Vestiva abiti bianchi, la sua faccia banale era repellente come quella di un demone mentre inveiva.
Era una visione bizzarra all’interno di questo incendio disastroso.

 

Una persona sana di mente starebbe facendo il possibile per fuggire alle fiamme.
Ma l’uomo non mostrava alcuna indicazione di voler fare ciò. In effetti era come se non avesse considerato per un attimo di poter morire, come operando su qualche sorta di dogma che trascende la mortalità.

 

Era un folle, o forse no.
—No, sarebbe stato scorretto negare la sua pazzia, nonostante ciò la cosa strana era che ne era assolutamente convinto.

 

Questo fuoco non può uccidermi, pensava.

 

E così il suo gridare e imprecare non aveva assolutamente nulla a che fare con il temere per la propria vita.
Era invece interamente causato dall’inestimabile ira che provava verso le sue mogli, che probabilmente avevano causato l’incendio.

 

“Tutte queste persone maledette, che prendono i miei averi limitati e li sperperano—”

 

“—Apprezzerei se chiudessi quella bocca spiacevole.”

 

“Nuh”

 

La faccia dell’uomo frenetico fu colpita da un calcio dal piede che era giunto attraverso un muro in fiamme.


Stordito dall’angolo imprevisto del colpo, e ancora più dalla direzione dell’attacco, l’uomo volava senza resistenza giù per il corridoio. Anche le mura contro le quali si scontrava si riducevano facilmente in macerie, incapaci di sostenere la collisione.

 

Rotolò fino a fermarsi disteso sul pavimento e fissando il soffitto in fiamme sopra di sé con uno shock perplesso.

 

“Cosa, sta…”

 

“Questo fuoco è la lettera di addio delle tue tante mogli. In poche parole, sembra che sia la fine di quelle terrificanti catene d’amore.”

 

La voce che rispose all’uomo stupito è la stessa che aveva sentito nel momento in cui era stato colpito.
L’uomo si tirò su di getto e gattonò attraverso il muro frantumato, finché una donna vestita di nero entrò nella stanza fra le fiamme.

 

Il suo sorriso era risplendente, e la sua lunga treccia nera caratteristica.
Ma ciò che diceva di più della sua identità era, impugnato nella sua mano destra, un kukri—

 

“Ladra! Con chi credi di avere a che fare!? Questa pagliacciata sarà il tuo ultimo-”

 

Rimpianto, blaterò l’uomo mentre slanciava le sue braccia in avanti nel tentativo di attaccare la donna.
Ma un leggero impatto e la vista delle sue braccia, tagliate di netto ai gomiti che precipitavano per aria, lo interruppero. Guardò in basso. E osservo che in effetti le le sue braccia non erano al suo posto.
Impossibile. Che diamine sta accadendo?

 

“Immortale? Invincibile? Dimentico quale delle due fosse, ma conosco il trucco di come funziona. Ora tutto quello che sei è un insetto davvero spiacevole.”

 

“—! Una sgualdrina come te-”

 

“—”

 

Dimenticandosi delle sue braccia mancanti, l’uomo si apprestò a insultare la donna. Ma non lei non gli lasciò dire una parola di più.
Slanciò in su una gamba, su fra le sue gambe, calciandolo nell’inguine. Il colpo fu forte abbastanza da lanciarlo per aria mentre la donna muoveva la sua lama.
Ora tagliava le sue braccia all’altezza delle spalle e cioncava pezzi di carne dalle sue gambe a partire dai piedi fino alle cosce. Le sue dita, le sue caviglie, i suoi stinchi, ginocchia, tutti soggetti a molteplici tagli; il sangue sgorgava a frotti mentre il corpo dell’uomo veniva velocemente trasformato in qualcosa di atroce.

 

“—Il mio”

 

“E’ incredibile che stai ancora cercando di parlare in quella condizione.”

 

La donna spinse il piede nel torso dell’uomo, che era ora un bersaglio considerevolmente più piccolo, il che lo proiettò attraverso una delle finestre barricate e fuori dalla villa.
Cadde sulla terra assieme ai frammenti di vetro, incapace di ammorbidirsi la caduta con i suoi arti assenti. Era fortunato a essere cascato solo dal secondo piano, il che gli permise di evitare ferite fatali dalla caduta.
Anche se la sua mancanza di arti e la copiosa perdita di sangue erano già fatali a sufficienza.

 

“Come se potessi sopportare questa miserabile idiozia. …Io, sono l’essere più perfezionato al mondo. Che necessita di poco, cosciente dell’adeguatezza, umile e senza avarizia, è così che vivo la mia vita… e quindi, perché io, fra tutti, devo essere infastidito da un fallimento di esseri umani del vostro-“

 

“Quando insulti gente in quel modo regolarmente, ovviamente finirai per ricevere documenti di divorzio, Regulus-san.”

 

“Hauh!?”

 

Anche girarsi di fianco era un’ardua impresa per quest’uomo, quando la vista di qualcuno di nuovo si inseriva nella sua prospettiva.
Un ragazzo con capelli scuri e occhi scuri che vestiva un abito altrettanto scuro-Natsuki Subaru.
E’ pietoso quanto poco l’uomo aveva compreso la situazione. Subaru sospirò.

 

“Non avrei mai pensato che tutti avrebbero collaborato così bene per portarlo a termine, Regulus-san.”

 

“Perché sei, qui… no, allora, sei tu ad aver pianificato questo?”

 

“Chi altro avrebbe potuto?”

 

L’uomo, Regulus, finalmente capì quello che stava accadendo mentre Subaru alzava le spalle, la sua bocca contorta in un sorriso beffardo. Denigrato, gli occhi di Regulus erano pieni di furia.

 

“Che tu sia dannato, feccia bastarda! Comprendi cosa hai fatto!? Ti sei preso le mie mogli, le mie amate mogli! E alla mia presenza, le hai bruciate a morte assieme alla mia casa! Comprendi l’immoralità e la perfidia delle tue azioni! Cretino ammazza mogli!”

 

“Accidenti quel punto di vista è così inaspettato che sono troppo stupito per parlare. …Tanto per dire, le tue mogli hanno offerto le loro stesse vite per il funzionamento della strategia anti-cuore.”

 

“—Im, possibile.”

 

Subaru si mise un dito nell’orecchio, sembrando stupefatto mentre informava Regulus di ciò. Regulus finì senza parole.

 

È proprio il fatto che per Regulus era stato così assolutamente inaspettato che Subaru non riusciva a capire.
Regulus aveva tenuto molte donne definite “mogli” nella sua villa, esaltando la grandezza di una vita di matrimonio dove minacciava di ucciderle violentemente se avessero mai disobbedito.

 

Se quello era tutto ciò che era, allora sarebbe semplicemente sembrato come una sorta di harem orrendamente malizioso, ma la ripugnanza del Cardinale non finiva lì. La canaglia affidò il suo stesso cuore alle mogli rendendo il suo corpo fermo nel tempo, immortale, e invincibile.
L’unico modo di uccidere l’Arcivescovo dell’Avarizia Regulus Corneas era far sì che il suo cuore tornasse a lui. Questo significava uccidere tutti i rifugi in cui poteva contenerlo, le sue mogli, e privarlo di un luogo in cui nascondersi.
Anche Subaru aveva agonizzato sulla decisione.
Ma erano state le mogli- no le donne imprigionate da Regulus che avevano risolto il conflitto per lui.
“Erano soddisfatte di morire purché gli avesse garantito la loro vendetta su di te. Diamine anche io non ho mai sentito parlare di un abuso verbale così grave da spingere della gente a far ciò.”

 

“Chi potrebbe mai credere a ciò, sciocchezze… Io, io amavo le mie mogli! E quindi devono avermi amato in ritorno! No!? Non credi che sarebbe strano altrimenti!? Eppure! Perché quelle donne hanno inflitto su di me così tanta sofferenza, farlo le causerebbe dolore in quanto mogli!”

 

“…Sei serio. E’ quella la cosa terrificante di voi.”

 

Borbottò Subaru, sembrando irritato mentre deviava lo sguardo da Regulus.

 

La cosa su cui il suo sguardo finì invece era la figura nera che era saltata giù dall’edificio in fiamme ed era atterrata nel giardino. Elsa. Spazzò via la fuliggine di dosso prima di notare lo sguardo di Subaru.

 

“Santo cielo, eri preoccupato per me? Tranquillo. Non sono stata ferita da nessuna parte.”

 

“Non mi sto preoccupando per te. In ogni caso, che diavolo è questa roba. Non ti avevo detto di fargli questa schifezza barbarica.”

 

Le labbra di Subaru si contorsero in un broncio mentre puntava al Regulus senza arti.
Regulus aveva arti l’ultima volta che Subaru lo aveva visto, quindi era stata certamente Elsa a farlo.

 

“Mi è sembrato che sarebbe stato fastidioso se li avesse avuti… E non volevi esprimere quello che hanno detto?”

 

“…Si, hai ragione”

 

Sorprendentemente, sembrava che Elsa potesse essere considerata nei confronti di altra gente.
Era sbagliato lasciar morire Regulus senza comunicargli come le donne sacrificate si erano determinate a intrappolarlo.
E ora che lo avevano comunicato,

 

“GghaaaaAH”

 

Elsa infilzò il suo kukri nel petto di Regulus, usandolo per alzare lentamente il suo corpo leggero. Era come una specie di spiedino, il sangue scorreva da lui mentre ininterrottamente bramava la vita.

 

“Istantaneo?”

 

“No…”

 

Subaru mise una mano sul mento mentre rispondeva alla domanda di Elsa, riflettendo.
Potrà non essere stato come Elsa, ma Subaru aveva un cuore che provava simpatia e indignazione come chiunque altro. E quel cuore esigeva che ripagasse le donne che avevano sperato, pianto per la morte.

 

E così, Subaru ordino ad Elsa:

 

“Lancialo nel punto più debole del fuoco. Lo vedremo bruciare.”

 

“Molto bene, capito.”

 

Elsa fece cenno col capo alle crudeli istruzioni di Subaru, non sembrando affatto dubbiosa.
Poi procedette a lanciare Regulus che ancora imprecava in una pila di legna fumante all’angolo della villa in preda al fuoco.

 

“-“

 

Il suo corpo bruciava, destinato ad essere abbrustolito dalle fiamme fino alla morte, le grida dell’uomo echeggiarono attraverso il cielo notturno.
Senza che le loro espressioni cambiassero minimamente, Subaru ed Elsa lo guardarono morire.

 

“Un insetto sarebbe preferibile a lui, almeno il loro rumore è rilassante.”

 

Una volta che il lungo, lungo, lamento di morte giunse alla sua fine, Elsa diede la sua opinione.

 

E Subaru era d’accordo.

Traduzione: Tycho

Check: Vulcan

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