Ayamatsu IF – Capitolo 4

Capitolo 4

“Incontriamoci di nuovo, va bene?”


“Arrivederci, signore. Grazie per aver aiutato Elsa.”


La ragazza dai capelli blu con la quale si erano incontrati si prese carico di Elsa, e Subaru tirò un sospiro di sollievo.


La ragazza che li aspettava nella stamberga che Elsa aveva menzionato era molto giovane, una preadolescente. Sebbene la sua età avesse scioccato Subaru in un primo momento; si era occupata efficientemente delle ferite di Elsa, aveva completato prontamente le preparazioni per fuggire dalla Capitale, e aveva sgomberato velocemente la baracca.


Lui era a malapena riuscito ad assicurarsi i mezzi per contattare Elsa, che servivano come suo pagamento.


Ma non era chiaro se il pagamento compensava veramente il rischio che aveva corso.


“Immagino che quello che accadrà da questo punto in poi dipenda da come mi muovo.”


Subaru si tolse la maglia della tuta macchiata di sangue, se la legò in vita, e cominciò a camminare.
La sua via lo portava dai bassifondi alla Casa del Bottino. Elsa aveva fallito a raggiungere quel posto, ma Satella era riuscita a reclamare il suo stemma sana e salva? Questa domanda lo assillava.


“—”


Dopo un po’ di tempo, Subaru raggiunse la tana dei contrabbandieri. I suoi occhi si spalancarono quando lo vide.


“Questo non me lo aspettavo.”


Lo scenario che si aprì davanti ai suoi occhi era quello di una Casa del Bottino interamente congelata.


O piuttosto, “sigillata dentro il ghiaccio” era una descrizione più accurata rispetto a “congelata”. Cosa diavolo era successo qui? Subaru interrogò velocemente un residente lì vicino, e:


“Il vecchio capo della Casa del Bottino e sua nipote sono stati beccati dalle guardie. Qualcosa riguardo al fatto che si sono fatti nemici una maga spaventosa… non voglio ficcare il naso in questa questione.”


“Il vecchio e sua nipote stanno bene? La maga?”


“Dicono che nessuno sia ferito, ma non ho visto bene nessuno di loro. Senti, basta con le domande, okay?”


Forse innervosito dalla strana insistenza di Subaru, l’uomo spinse via le braccia di Subaru e scappò sveltamente nell’oscurità di un vicolo.
Subaru ruminò sulle parole dell’uomo mentre lo guardava fuggire, e poi si pose una mano sul petto, sollevato.
Non sapeva quanto fossero accurate le affermazioni dell’uomo, ma alla fine non poteva confondersi con un’ipotetica situazione in cui le persone erano morte.


Che le guardie avessero arrestato Felt e Rom era inevitabile considerando quello che facevano per vivere. Si sarebbero dovuti godere la prigione per un po’, e avrebbero dovuto riflettere sulla loro occupazione.
E ora che Subaru sapeva che Satella era salva, come sperava—


“—Va bene. Cosa faccio ora?”


Subaru si grattò la testa, consapevole del fatto di aver completamente esaurito i suoi obbiettivi.
Era stato evocato in un mondo parallelo, gli era stato donato Ritorno dalla Morte, lo aveva utilizzato, e aveva salvato un’adorabile mezza elfo con dai capelli argentati e il cuore buono.
Anche se gli ci erano volute ottantasette morti per raggiungere quel traguardo.


“Ah, cazzo. Forse avrei fatto meglio a morire, resettare, e farmi dire da Elsa perché stava provando a rubare lo stemma di Satella…?”


Avrebbe dovuto davvero chiederglielo mentre trasportava Elsa ferita, ma si era distratto.
Comunque, se Subaru avesse fatto una domanda che coinvolgeva profondamente i suoi affari, e le avesse lasciato scoprire che stava sentimentalmente dalla parte di Satella, non aveva idea di come Elsa avrebbe potuto reagire.
Alla fine, sia Subaru che Satella erano vivi ora. Assumeremo dunque che si trattasse della soluzione corretta.

 

“Anche se in realtà, se potessi, mi piacerebbe sapere qualcosa in più su Satella…”


Da dove veniva? Dove stava andando? L’avrebbe incontrata ancora? Non lo sapeva.
Tuttavia, avrebbe potuto sempre ripetere tutto finché non lo scopriva.
Ma assumendo che ci fosse qualche altro metodo—


“—Quindi, voi ragazzi potreste insegnarmi?”


Stando davanti alla casa del bottino ghiacciata, Subaru infilò le mani in tasca e si girò.
Non c’era nessuno. Ma gli occhi di Subaru vedevano le numerose sagome che erano allineate lì.
Tutte persone dall’aspetto banale, con un discreto miscuglio di età e sessi, un gruppo eterogeneo.
Se c’era qualcosa di simile in queste persone, erano i loro occhi.


Tutti i loro occhi erano morti. Utili ad immergersi nella insania, e perseguire una folle estasi.
E Subaru sospettava che, se avesse guardato in uno specchio, i suoi occhi gli sarebbero sembrati uguali.


“—”


Le sue guance si rilassarono a quel sentimento. E guardò il cielo.
Una Luna stranamente lucente guardava giù sulla casa del bottino ghiacciata, e quei pazzi.

 

 

 

 

 

 

 

Traduzione: Vulcan

Check: Tycho

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